Convegno

“Filiera italiana ed internazionale  

del peperoncino"

Intervento: Giuseppe Mangone, presidente ANPA Calabria

A nome dell’ANPA (Associazione Nazionale Produttori Agricoli) e della confederazione Italiana Liberi Agricoltori, porgo un saluto a tutti, grazie per l’invito. A conclusione , possiamo sicuramente dire che anche questa edizione della fiera è stata bella, interessante, pienamente riuscita. Io aggiungo completa perché, è stato aggiunto il tema della filiera, nell’ambito della quale possiamo avviare un confronto anche sulle problematiche legate alla produzione nel nostro paese. Soprattutto negli ultimi anni, le associazioni, con in testa l’Accademia Nazionale con il grande impegno del presidente Enzo Monaco, è stato fatto un grande lavoro per la promozione, grazie al quale, si è affermato il valore storico, sociale, culturale, del peperoncino. L’impegno delle università nella ricerca, ha esteso l’utilizzo del peperoncino oltre i confini prettamente alimentari, nella medicina naturale, nella cosmesi ecc. tutto ciò, ha prodotto un notevole incremento della domanda che, però, non ha generato un incremento delle superfici coltivate nel nostro paese in quanto questa domanda è stata soddisfatta attraverso l’importazione. Fermo restando la necessità di proseguire l’impegno per la promozione, occorre uno sforzo in più verso la ricerca e sperimentazione per introdurre tutte le necessarie innovazioni nel processo produttivo e di trasformazione e per dare risposte più esaurienti sugli effetti dell’uso del peperoncino nei diversi impieghi, proprio perché scientificamente provati. Ritengo molto importante il tavolo di lavoro per la costituzione della filiera del peperoncino, costituito presso il MIPAAF. Il tavolo, con il concorso di tutti i soggetti interessati, ci auguriamo, diventi la sede presso la quale si possa avviare un confronto serio per individuare le scelte, le strategie, la progettualità e anche le opportunità d’investimento nel campo della produzione, trasformazione, marketing e ricerca. Da questo punto di vista, lo strumento principale è, la nuova programmazione 2014-2020 e, di conseguenza, il nuovo programma operativo nazionale, i POR E I PSR a livello regionale, in corso di elaborazione. L’esperienza e la realtà ci insegnano che le filiere non nascono per decreto. Una filiera, in qualsiasi settore, si afferma ed ha successo solo se all’interno vige una reciprocità di interessi e convenienze tra i vari soggetti. Da tanti anni, purtroppo, non è così. Com’è abbondantemente noto, uno dei problemi più grandi di tutti i produttori, in tutti i settori dell’agricoltura, è quello della ripartizione del reddito all’interno della filiera che vede assegnato al produttore una quota irrisoria che, spesso, non copre neanche i costi di produzione. Noi restiamo fermamente convinti che associazionismo vero, serio e trasparente e filiera, siano gli strumenti necessari per fare sistema e affrontare il mercato soprattutto di fronte alla complessità che esso oggi presenta, sia a livello interno, sia a livello internazionale. Come ANPA e Liberi Agricoltori, stiamo sostenendo un gruppo di 50 agricoltori impegnati a realizzare un’esperienza innovativa nel campo della commercializzazione. Tra qualche mese, appena sarà conclusa la ristrutturazione dei locali, a Roma sulla via Appia, sarà aperta la “CASA DELLE ECCELLENZE AGROALIMENTARI ITALIANE”, gestita da un consorzio di produttori. La struttura è dotata di depositi e ospiterà uno showroom per l’esposizione permanente e la vendita al dettaglio, un ristorante e una piattaforma per l’export. A parte la diversificata tipologia delle attività, l’elemento innovativo che vogliamo introdurre riguarda la trasparenza nella definizione dei prezzi e nella ripartizione del reddito. Saranno, infatti, i soci a stabilire il prezzo di cessione al consorzio e i prezzi di rivendita mentre, a fine anno, detratti i costi, vi sarà una ulteriore ripartizione degli utili, proporzionalmente in rapporto ai prodotti che li hanno generati. L’obbiettivo che sta alla base di questa operazione è quello di consentire al produttore di non essere solo un semplice conferitore ma di diventare protagonista anche delle fasi post produzione, dove si realizza la maggior parte del reddito. Se il tutto funzionerà, come ci auguriamo, ripeteremo l’iniziativa in tutte le regioni italiane. Ora, qualche minuto per raccontarvi qualcosa della realtà Calabrese. Non esistendo dati storici sulla coltivazione del peperoncino ne in Calabria ne a livello nazionale, per avere un’idea sulla presenza degli ecotipi locali, sulla superficie coltivata, sulla produzione, sul numero di produttori e sul numero di aziende di trasformazione specializzate, bisogna risalire al monitoraggio fatto dall’ARSSA nel 2004. A quella data, sono stati stimati circa 200 aziende, 210 ettari coltivati con una produzione di circa 35.000 quintali di peperoncino fresco. Oggi, ritengo sia indispensabile un aggiornamento di quel monitoraggio, per accertare ciò che è successo dal 2004 ad oggi nella mia regione e contemporaneamente, realizzare uno studio a livello nazionale. In un paese come il nostro, dove abbiamo realizzato una vastissima azione di conoscenza di tutto ciò che c’è sul territorio, attraverso le aereofotogrammetrie e altri strumenti di rilevazione tecnologicamente avanzate, non dovrebbe essere un’impresa difficile. In ogni caso, io Penso di poter affermare che in Calabria, soprattutto in alcune aree, si sta verificando una evoluzione del settore molto positiva. Consentitemi di portare ad esempio quanto sta avvenendo in provincia di vibo, nell’area di produzione della nduja di Spilinga; uno dei prodotti tipici della Calabria nel quale il peperoncino è presente in una percentuale molto alta. In quest’area, denominata Monte Poro, della quale fanno parte 10 comuni, il primo elemento intervenuto e che deve essere sottolineato e che, negli ultimi anni, si è invertito il fenomeno del calo degli occupati che nel recente passato era stato determinato sia dall’anzianità degli addetti sia dalla cessazione dell’attività produttiva determinata dalle difficoltà economiche nel reggere la concorrenza del prodotto estero, importato da noi a prezzi molto più bassi. Questa inversione è stata possibile grazie allo sviluppo che hanno avuto le aziende produttrici di nduja e alla loro disponibilità a comprare il peperoncino locale anche a prezzi più alti di quelli pagati per il prodotto di importazione. Attualmente solo le aziende agricole che coltivano con un preaccordo di conferimento alle aziende produttrici di nduja sono 120 con una produzione di circa 10.000 quintali. Di questi, il 60% vengono venduti alle aziende produttrici dci nduja . Ora, se il mercato della nduja continuerà ad avere il trend di crescita degli ultimi anni, le aziende produttrici, nell’arco di 4-5 anni, potranno sicuramente assorbire almeno 20-30 mila quintali di peperoncino. Questo determinerà il completamento del cambio colturale in corso in quell’area, da mais a peperoncino. Naturalmente, la disponibilità degli imprenditori produttori di nduja verso gli agricoltori non è dovuta al fatto che sono delle brave persone, anche per questo. ma, la ragione vera risiede nel fatto che il peperoncino che si produce su monte Poro, un’area situata a 700 metri sul livello del mare e ad una distanza in linea d’aria di appena 200-300 metri, grazie al micro clima esistente ha caratteristiche organoelettiche particolari ed esclusive che consentono di ottenere una nduja altrettanto particolare ed esclusiva che conquista meglio il gusto dei consumatori. L’esperienza di Monte Poro ritengo valga la pena ripeterla in altre zone della Calabria. Ottimo quanto sta avvenendo anche in provincia di Cosenza nella zona di San Marco Argentano, Rogiano, Bisignano, Luzzi, Montalto Uffugo, dove oggi sono coltivati circa 80 ettari e dove la sola azienda Madeo preferisce comprare peperoncino prodotto nella zona per la preparazione dei salumi DOP Calabria, per circa 3000 quintali. L’espansione della coltivazione del peperoncino, potrà avvenire anche in rapporto all’andamento del mercato di altri prodotti tipici regionali quali: il morzello catanzarese, la sardella ed altri, tutti ad alto impiego di peperoncino. Naturalmente, anche per questi prodotti, cos’ì com’è avvenuto ed avviene per il peperoncino, deve essere intensificata la promozione per stimolarne la crescita dei consumi. Concludo con una annotazione positiva. Ritengo che vi sono tutte le condizioni necessarie per un progetto di valorizzazione che, in un arco di tempo non lunghissimo, possa far diventare il peperoncino un prodotto pari agli altri prodotti appartenenti al settore ortofrutticolo, fuoriuscendo dall’attuale condizione che lo confinano soltanto nell’ambito delle spezie.

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